Intervento del senatore Michele Boccardi al Senato contro la fiducia al Governo

Intervento del senatore Michele Boccardi al Senato contro la fiducia al Governo

Intervento del senatore Michele Boccardi al Senato contro la fiducia al Governo

BOCCARDI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, onorevoli senatori, signori del Governo, questa ennesima fiducia svilisce ulteriormente il ruolo del Senato e vanifica il lavoro fatto in Commissione per due settimane, ricorrendo anche a sedute notturne. Il Governo manca di rispetto nei confronti dei cittadini, perché ne offende la rappresentanza politica. Eppure avevamo ritenuto senz'altro apprezzabile lo sforzo del Governo per attivare interventi di aiuto al Mezzogiorno, con incentivi agli investimenti industriali, nonché alla nuova imprenditorialità attraverso l'istituzione delle cosiddette Zone economiche speciali.

Registriamo con soddisfazione che anche un governo di centrosinistra abbia alla fine capito il valore della semplificazione legislativa, perché di procedure e regolamenti in questo Paese troppo spesso la libera impresa muore, mentre, come abbiamo sempre sostenuto, snellire l'iter burocratico e amministrativo rappresenta appunto il primo fondamentale passo per favorire gli investimenti, sia pubblici che privati, non solo al Sud. Tuttavia la scelta del Governo di mettere a sistema alcune misure per favorire lo sviluppo delle Regioni del Mezzogiorno manca ancora di una visione strategica, perché quando parliamo di sistema imprenditoriale al Sud non possiamo limitarci ad alcune aree e ad alcuni settori. Le imprese artigianali, turistiche, commerciali, in Regioni che vivono anche e soprattutto di turismo - penso ad esempio alla Puglia - sono infatti vitali quanto quelle dei trasporti e della logistica.
Sarebbe stato quindi auspicabile, oltre che opportuno, introdurre nel decreto-legge sul Mezzogiorno correttivi per potenziare tutta la filiera dei servizi, soprattutto quelli alle persone. Il provvedimento invece si indirizza solo a tre settori: agricoltura, artigianato e industria. Sicuramente le misure in questi tre settori sono positive, ma altrettanto sicuramente sono insufficienti. Come dicevo, spiace quindi constatare, da parte del Governo e della maggioranza che lo sostiene, la mancanza di una visione strategica, unita alla totale assenza di coraggio politico. Mi riferisco, per esempio, parlando di agricoltura, al caso dei voucher, aboliti alla prima fronda dei sindacati e delle sinistre radicali. Tale abolizione è costata - cito la stima di Coldiretti - la perdita di almeno 50.000 opportunità di lavoro per attività stagionali proprio in quel settore agricolo che oggi ci venite a dire di voler difendere e rilanciare con il provvedimento in esame. Parliamo non solo di singole aziende agricole, ma di interi settori produttivi, che hanno utilizzato i voucher non solo nel rispetto delle regole e delle leggi, ma anche e soprattutto nel rispetto della dignità dei lavoratori, facendone un uso parsimonioso e soltanto per far fronte ad inaspettati aumenti della produzione. Ebbene, in agricoltura come in altri settori, venendo meno i voucher, sono stati penalizzati i lavoratori occasionali e quelle aziende serie che a quest'ultimi facevano ricorso solo in situazioni eccezionali, col risultato che, invece di sopprimere solo gli abusi, attraverso un intervento normativo più mirato, il Governo ha battuto in ritirata, lasciando che fossero soppresse migliaia di occasioni di lavoro. Perché allora non usare l'opportunità di questo impianto normativo per reintrodurre questo istituto, con le dovute correzioni che ne prevengano ogni forma di abuso? Eppure non avete ritenuto necessario farlo. Ecco, allora, che anche sotto questo aspetto il decreto-legge sul Mezzogiorno si presenta come l'ennesima, clamorosa occasione mancata.
Parlando ancora di agricoltura, vi è un altro fronte che questo decreto-legge lascia completamente scoperto. Mi riferisco al sostanziale mutamento climatico, che colpisce in particolare proprio il settore agricolo e che è ormai fuorviante definire eccezionale, trattandolo alla stregua di fenomeno occasionale ed emergenziale. Il caldo record degli ultimi giorni infatti, con temperature percepite che al Sud superano addirittura i 40 gradi, circa 8-9 gradi sopra la media stagionale, rappresenta un durissimo colpo per l'agricoltura italiana, già messa alla prova quest'anno dall'alternarsi di caldo, gelate, grandinate e bombe d'acqua e da una primavera fra le meno piovose degli ultimi duecento anni, con danni stimati per oltre un miliardo di euro. Non si può ricorrere sempre a interventi emergenziali oppure con risarcimenti che, molto spesso, sono insufficienti e tardivi e arrivano quando le imprese sono già fallite. Serve piuttosto un piano strutturale per l'agricoltura italiana, che punti sulla prevenzione dei danni e su un uso razionale e più efficiente del suolo e delle risorse idriche, con opportuni incentivi. A fronte dei danni notevoli già registrati e dei colpi inferti al settore agricolo, non possiamo farci trovare ogni volta impreparati all'arrivo di nuove gelate o nuove ondate di caldo africano.
Spostandoci sul capitolo occupazione giovanile e iniziativa d'impresa nel Mezzogiorno, anche la prevista misura denominata «Resto al Sud» tradisce la mancanza di visione strategica. Si mira a creare nuova imprenditorialità, anche giovanile, con la previsione avanzata dal Governo di circa 100.000 nuove imprese potenziali, grazie alle agevolazioni previste, laddove si legge che i giovani meridionali che non dispongano di mezzi propri per avviare un'attività propria possono accedere a una dotazione di 40.000 euro, di cui il 35 per cento a fondo perduto, a copertura dell'intero investimento e del capitale circolante. Ma il provvedimento di fatto esclude dai destinatari di questi incentivi proprio alcuni dei settori più importanti e trainanti dell'economia di quelle aree, come il turismo, il commercio e i liberi professionisti, con il rischio di compromettere il conseguimento di un obiettivo così ambizioso. Sarebbe proprio questa la direzione da intraprendere per poter parlare di un vero impegno da parte del Governo per il rilancio del Sud. Oggi, invece, quella parte della nostra penisola, che pure è posizionata al centro del Mediterraneo, resta la meno intensamente valorizzata a scopo turistico.
Un capitolo a parte riguarda le imprese private che lavorano per lo Stato offrendo prodotti e servizi di qualità e che non vengono dallo stesso pagate nei tempi previsti. Il fatto che la pubblica amministrazione nei loro confronti si renda colpevole di tardivi o mancati pagamenti rappresenta una vera e propria trappola per le imprese. La Ragioneria generale dello Stato ci informa che, a oggi, ci sarebbero almeno 10 milioni di fatture inevase dall'amministrazione pubblica, per un valore finanziario che si aggira addirittura sui 42 miliardi di euro. Parlare di incentivi e sostegno alle imprese quando poi si toglie loro la linfa vitale è un corto circuito non più tollerabile. Non lo è soprattutto dopo che il nostro Paese è stato oggetto, qualche anno fa, di una procedura d'infrazione da parte dell'Europa per la violazione delle norme comunitarie sui pagamenti. Senza considerare poi che, se si toglie liquidità alle imprese, allora calano anche gli investimenti e ne risentono inevitabilmente i livelli occupazionali e il tutto non fa che acuire la crisi delle aziende e del lavoro. Serve coerenza, quindi, oltre che un piano d'insieme. Abbiamo cercato fra le pagine del provvedimento misure a supporto dello sviluppo e dell'ammodernamento delle imprese del Mezzogiorno attive nei diversi comparti che compongono quella filiera, dalla ristorazione alla ricettività, all'intrattenimento, fino alla intermediazione dei servizi turistici e alla nautica da diporto. Inutile dire che non ve ne è traccia. Alla luce di questo, parlare del provvedimento come di un sostegno al Sud e in particolare, al sistema turistico dell'area meridionale, settore volano per la crescita del tessuto produttivo, si riduce a un puro esercizio di arte retorica.
Per quanto concerne, infine, le misure per l'occupazione, come ha giustamente sottolineato Rete Imprese Italia qualche giorno fa nel corso della sua audizione nella Commissione competente, è necessario che vengano chiarite le modalità di coinvolgimento dei fondi interprofessionali per la destinazione delle risorse per il finanziamento di programmi di riqualificazione e di ricollocamento per i disoccupati, evitando solidarietà improprie, in quanto tali fondi sono destinati esclusivamente al finanziamento di programmi di formazione per i lavoratori dipendenti. È inutile, infatti, escludere dai bandi del fondo «Resto al Sud» le spese per la progettazione e quelle per il personale, al fine di evitare di alimentare i mercati delle consulenze e altri comportamenti opportunistici, se poi, al tempo stesso, si lascia nell'indeterminatezza questo capitolo di spesa, con tutti i rischi che questo comporta in termini di impieghi impropri o vero e proprio spreco di risorse.
In compenso il decreto-legge in esame è diventato il solito provvedimento omnibus nel quale rientra di tutto, con materie del tutto estranee all'oggetto del provvedimento stesso.
Insomma, se il Mezzogiorno fosse un esame, il Governo sarebbe certamente rimandato a settembre; tuttavia, onorevoli colleghi, non c'è più tempo da perdere, perché al Sud non solo si sta rischiando la desertificazione economica, ma anche quella sociale. Da alcuni studi è emerso che nell'ultimo triennio gli emigranti italiani sono tanti quanti erano all'incirca nell'immediato dopoguerra e sul finire dell'Ottocento, cioè oltre 250.000 l'anno, diretti soprattutto in Germania e nel Regno Unito. Quello che preoccupa maggiormente è la qualità dell'emigrazione, con un numero crescente di italiani giovani, laureati o altamente istruiti che lasciano il nostro Paese, e in gran parte il Sud, perché qui non trovano la possibilità di vedere riconosciute e premiate le proprie competenze e capacità.
Era necessario che il Governo si desse da fare per contenere questa emorragia di giovani cervelli e la perdita conseguente di competitività per il Paese: la maggioranza ha avuto quattro anni di tempo per occuparsene, ma ha fatto ben poco e il provvedimento in esame non è affatto risolutivo. Inoltre, l'apposizione della questione di fiducia lo rende ancor più indigesto e questo è un motivo in più per votare contro un Governo che ha cambiato il timoniere, ma non ha ritrovato comunque la rotta giusta verso la crescita economica e dell'occupazione, specialmente al Sud.

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